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Design Thinking

Il design thinking è un approccio iterativo alla risoluzione dei problemi che parte da una comprensione profonda di ciò di cui gli utenti hanno realmente bisogno, per poi passare attraverso prototipazione e test fino ad arrivare a soluzioni che funzionano nella vita reale.

Il design thinking ha preso forma negli anni 2000 alla d.school di Stanford e presso lo studio di design IDEO, basandosi su pratiche di design e ingegneria ancora più risalenti nel tempo. Viene solitamente descritto in cinque fasi: empatizzare, definire, ideare, prototipare e testare. Alcuni modelli usano un numero maggiore o minore di passaggi. L'approccio di IDEO stesso, ad esempio, condensa il processo in tre fasi: ispirazione, ideazione e implementazione. Il filo conduttore comune a tutte le versioni è che una soluzione dovrebbe nascere dall'osservazione reale, non da ipotesi fatte a tavolino.

Nella pratica, i team interfunzionali collaborano a stretto contatto con le persone a cui è destinata la soluzione. Invece di trascorrere settimane a scrivere un concept dettagliato, i team costruiscono presto prototipi semplici, a volte in carta, cartone o come semplice mockup cliccabile. Questi prototipi vengono testati con utenti reali, e il feedback confluisce direttamente nel round successivo. Un'idea viene affinata attraverso diversi cicli brevi invece che consegnata in un'unica grande spinta finale.

Il design thinking non è una linea retta dall'inizio alla fine, è un ciclo che torna alle fasi precedenti ogni volta che serve. Ciò che lo distingue dallo sviluppo prodotto classico è il testare con utenti reali fin da subito e spesso, non solo alla fine. Si abbina bene a metodi agili come Scrum o alla costruzione di un MVP, poiché entrambi si basano su cicli di apprendimento brevi. Le aziende usano sempre più il design thinking anche al di fuori del lavoro sui prodotti, ad esempio per rendere più semplici da usare flussi di lavoro interni o moduli.

Esempio pratico

Un'azienda artigiana con 18 dipendenti nota che i clienti trovano confusi i preventivi scritti e continuano a chiamare per fare domande. Invece di passare subito a un nuovo modulo, il team conduce otto brevi interviste con i clienti e osserva come leggono effettivamente un preventivo esistente. Da questi colloqui nascono tre prototipi cartacei per un nuovo layout del preventivo, abbozzati in un workshop di due ore. Il prototipo preferito dai clienti viene testato con altri cinque clienti e rivisto due volte prima di diventare il nuovo modello standard. Entro tre mesi, le domande di chiarimento sui preventivi calano di circa il 40 percento, liberando per il team circa tre ore a settimana.

Come aiuta Leanshift

Il design thinking si sposa bene con la mentalità kaizen perché una soluzione non viene inventata a tavolino, ma prende forma insieme alle persone che usano ogni giorno un processo o un prodotto. Il ciclo di prototipazione, test e adattamento segue lo stesso ritmo del PDCA: iniziare in piccolo, provare, imparare dal feedback reale e andare avanti. Non migliora solo una soluzione: a ogni round si diventa un po' più sicuri nel proprio percorso per diventare, a propria volta, persone che migliorano le cose.

Domande frequenti

Il design thinking è la stessa cosa del design grafico?

No. Nonostante il nome, non ha nulla a che fare con il design visivo. È un metodo di risoluzione dei problemi che si può applicare altrettanto bene a prodotti, servizi e processi interni.

In cosa il design thinking differisce dalla Lean Startup?

Il design thinking mette l'accento innanzitutto sulla comprensione profonda dei bisogni degli utenti, nelle fasi di empatizzare e definire. La Lean Startup si concentra maggiormente sul testare rapidamente le ipotesi di business con un MVP. Nella pratica, i team spesso combinano entrambi gli approcci.

Servono strumenti speciali per il design thinking?

No. Post-it, una lavagna e un po' di carta bastano per i primi prototipi. Ciò che conta è il contatto reale con gli utenti, non gli strumenti usati per arrivarci.